Il Pomodoro di Pachino IGP adatta gli impianti alla pandemia

Il Consorzio di tutela del Pomodoro di Pachino IGP si è costituito nel 2002, un anno dopo è arrivata la registrazione IGP per il prodotto e nel 2006 il Consorzio è stato riconosciuto dal Mipaaf ed opera, tra l’altro, per la valorizzazione e la promozione del prodotto in funzione del territorio in cui nasce, per divulgare lo stretto legame che esiste tra le qualità organoletticamente superiori del Pomodoro di Pachino IGP e le specificità climatiche e geografiche del territorio di origine dove viene coltivato. Attualmente sono soci 150 produttori e 30 strutture di confezionamento, autorizzate ad imballare e spedire il prodotto.

Sono cinque le tipologie riconosciute IGP: ciliegino, grappolo, tondo liscio, costoluto e plum. È un prodotto che anno per anno ha registrato un incremento a marchio IGP di circa il 20%: “Siamo passati dai 5 milioni di chili commercializzati nel 2015, ai 10 milioni di chili che sono stati commercializzati nella campagna 2019/2020” sottolinea Salvatore Lentinello presidente del Consorzio di tutela Pomodoro di Pachino IGP.

“Attualmente – prosegue – il 95% è venduto in Italia e solo il 5% all’estero; l’impegno del Consorzio è aumentare questo aspetto. La crisi causata dalla pandemia ha avuto un impatto anche su questa produzione, sul lavoro e sulla logistica. Per il lavoro abbiamo dovuto adattare gli impianti per consentire il massimo rispetto degli adempimenti imposti per la tutela del lavoratore. Sono state modificate le postazioni per mantenere il distanziamento sociale. Le amministrazioni comunali dove ricade questa produzione ci sono state molto vicine, fornendoci subito le mascherine per continuare in sicurezza nel nostro lavoro. Una forte flessione si è sentita nel canale Horeca, mentre la GDO ha avuto vendite costanti con gli anni precedenti”.

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